L’olio umbro

by umbria citta on

Le due matrici dell’olio umbro: qualità e tipicità. A fronte di un’incidenza inferiore al 2% rispetto alla produzione nazionale, ben il 90% dell’olio umbro si fregia dell’appellativo di extravergine, con pregiate e peculiari caratteristiche  qualitative e organolettiche.

Elementi diversi concorrono a questo eloquente primato. In primo luogo, la disposizione degli oliveti su terreni  pedemontani permeabili, che lasciano penetrare agevolmente le radici dell’olivo,combinata alle particolari condizioni  climatiche che consentono una maturazione  del frutto assai lenta, da cui il tasso di acidità naturale dell’olio decisamente contenuto, in un secondo luogo, il contributo dell’uomo, che combina sapientemente tradizione e innovazione: oggi le olive vengono raccolte all’inizio e non al termine della naturale maturazione, cioè quando risultano semi-invagliate e presentano il massimo del fruttato e il minimo dell’acidità ( di solito ai primi di novembre).

Si è conservata la tradizionale raccolta annuale, la brucatura, anche se si stanno sperimentando metodi di raccolta meccanica capaci di non recar danno ai frutti. Non appena raccolte, le olive vengono subito inoltrate al frantoio per essere lavorate al massimo della freschezza e integrità .Per l’esaltazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici, atti produrre oli che mantengano nel modo più fedele le caratteristiche peculiari e originarie del frutto.La tradizione frantoiana di produzioni locali ha contribuito ad installare una orgogliosa consapevolezza delle qualità del prodotto.

In Umbria sono presenti alcune coltivazioni autoctone e tradizionali  dell’Italia centrale come il maraiolo ( circa il 40 degli oliveti) dalla notevole e costante produttività, particolarmente apprezzato per la buona resistenza la freddo e perché si sviluppa volentieri a quote elevate; seguono due varietà come Leccino e frantoio (circa il 20% ciascuna), mentre il Pendolino funge principalmente da impollinatore.Il san felice, coltiva autoctona dei Monti Martani con buona produttività, contribuisce in maniera sostanziale alla qualità dell’olio ivi prodotto; altra cultivar locale è la Dolce Agogia, diffusa nelle colline che circondano il Lago Trasimeno.

In percentuali minori sono presenti Maurino, Reggio, Nostrale, Dirigali, Canino, Correggilo, Vocio e Raio .Nel complesso, dunque, l’olivo si configura in Umbria come una coltura di notevole importanza e specificità più di quanto i nudi dati numerici lasciano pensare.Il vivace flusso commerciale punta ad accontentare consumatori esigenti, garantendo una qualità ineccepibile anche a costo di produrre poco o pochissimo. Insomma, l’olio umbro è un extra vergine “nobile” così come nobile è il tocco che conferiscono al paesaggio i suoi olivi  millenari e rugosi: magari immersi nella quiete di solitari monasteri  a cui fanno da cornice e da scudo, e dei quali annunciano il simbolo e il mistero. Una dop, cinque menzioni geografiche , tanti oli. Al momento l’Umbria ha ottenuto una sola Dop che abbraccia l’intero territorio regionale. La Dop Umbria si  accompagna a cinque menzioni geografiche, che raggruppano i principali comprensori.

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Written by: umbria citta